“Tutte le malattie hanno origine nell’intestino”. Lo diceva già Ippocrate nel 400 a.C. e, in effetti, svariati millenni dopo le evidenze scientifiche hanno dimostrato un fondo di verità. Esiste, infatti, una sorta di “filo invisibile” che collega il nostro intestino al cervello e che regola sistema immunitario, digestione, umore e funzioni cognitive. Al centro di questo dialogo c’è il microbiota intestinale, l’insieme di migliaia di miliardi microrganismi che abitano nel tratto gastrointestinale e che – attraverso segnali chimici, impulsi nervosi e la sintesi di metaboliti, vitamine, ormoni e neurotrasmettitori – regola non solo la nostra digestione, ma anche il benessere fisico e mentale dell’organismo.
Con il passare dell’età, però, la composizione del microbiota cambia e la varietà dei microrganismi si riduce, tanto che in alcune persone i batteri “cattivi” pro-infiammatori possono diventare più numerosi di quelli “buoni”, indebolendo il sistema immunitario e favorendo uno stato infiammatorio cronico alla base di diverse malattie. Ecco perché, soprattutto con l’avanzare degli anni, è importante mantenere il microbiota in salute ed equilibrio, favorendo una “longevità sana” come la definisce l’Organizzazione mondiale della sanità: cioè la capacità di conservare nel tempo le proprie funzioni fisiche, cognitive ed emotive.
Il microbiota agisce come un vero e proprio “messaggero” al centro del cosiddetto “asse intestino–cervello”: una rete di comunicazione che opera attraverso il nervo vago, il sistema immunitario e i metaboliti prodotti dai batteri intestinali. Si tratta di un dialogo bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e quello enterico, che permette di inviare al cervello informazioni sullo stato dell’intestino – influenzando il benessere mentale – e, allo stesso tempo, di modulare le funzioni intestinali in risposta a stress e infiammazione.
In altre parole, quando siamo sotto pressione o viviamo un’emozione intensa, il cervello può influenzare la motilità intestinale o la secrezione di ormoni digestivi; allo stesso modo, un’alterazione del microbiota o una condizione di infiammazione intestinale possono riflettersi sul tono dell’umore, concentrazione e risposta allo stress.

L’alterazione di questo equilibrio è chiamata “disbiosi” e può essere causata da diversi fattori. Come certi tipi di diete, stress cronico, sonno irregolare, cambiamenti ambientali e sedentarietà, che possono modificare la composizione del microbiota intestinale riducendo la diversità dei microrganismi “buoni” e favorire lo sviluppo di infiammazione intestinale – che a lungo andare accelera i processi dell’invecchiamento – e malattie croniche.
Numerose evidenze scientifiche, per esempio, hanno confermato che l’alterazione del microbiota è associata a diverse patologie, tra cui la sindrome dell’intestino irritabile, alcune malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer e morbo di Parkinson) e disturbi psichiatrici come depressione e ansia. Non è un caso che quando il microbiota è in equilibrio, produce quantità adeguate di serotonina – il cosiddetto “ormone della felicità” – e sostiene una risposta equilibrata allo stress.
Come fare quindi per mantenere un microbiota – e di conseguenza il nostro organismo – in salute? Ecco alcuni consigli:
Queste strategie favoriscono il mantenimento di un microbiota sano, che potrà così svolgere al meglio il suo ruolo di “messaggero del benessere” favorendo anche una longevità sana.
Ricorda che puoi tenere sotto controllo e monitorare lo stato di salute del tuo microbiota tramite un’analisi mirata, che ti permette di comprenderne l’equilibrio, individuare eventuali squilibri e ottenere indicazioni utili per migliorare il tuo benessere.
Bibliografia